Perimenopausa e fitte al petto: quando il cuore non c’entra

28 Ottobre 2019
MENOPAUSA
fitte al petto in perimenopausa

Quando si hanno delle fitte al petto il pensiero va subito verso il cuore e qualche problema serio che possa manifestarsi. Più spesso, però, siamo di fronte a dell’altro. Ecco quali possono essere le cause.

Il passare degli anni è una delle cose che spaventa di più, specialmente se messo in relazione con acciacchi e malattie. Oltre alla giusta preoccupazione per la propria salute (che porta a fare controlli periodici e a mantenere uno stile di vita sano) c’è anche chi affronta qualsiasi disturbo  con un’eccessiva apprensione: ogni piccolo dolore e fitta si può trasformare in una nuova ansia.

Se temi che le tue fitte possano derivare da un problema al cuore e sono ricorrenti fai bene a rivolgerti ad uno specialista. Devi però sapere che le fitte al petto e i dolori al torace possono avere tante cause diverse dal problema cardiaco.

Vediamo quali sono.

Cosa sono le fitte al petto e da cosa possono essere causate

Per “fitta al petto” si intende un dolore acuto e di breve durata che si può avvertire all’altezza dello sterno (centrale) oppure delle costole (fianchi destro o sinistro) o più generalmente nella fascia toracica.

Il pensiero a qualche complicazione cardiaca è spesso immediato, ma non sempre le cause sono quelle.

È vero che in menopausa il rischio cardiovascolare aumenta: si tratta di una conseguenza delle alterazioni nella produzione ormonale (nell’età fertile, invece, gli estrogeni proteggono dalle malattie cardiovascolari). Per questo motivo già dalla perimenopausa il cuore andrebbe protetto con un corretto stile di vita e con la giusta prevenzione.

D’altro canto, però, negli anni a ridosso della perimenopausa le cause dei dolori al petto possono essere altre, e di natura diversa, fra le più frequenti:

  • Reflusso gastroesofageo
  • Ernia iatale
  • Ansia 
  • Lieve disidratazione

In ogni caso, ricorda che se avverti dolori al petto improvvisi devi rivolgerti al medico: soltanto lui può stabilire l’esatta natura del tuo disturbo e prescriverti eventuali esami medici di approfondimento per escludere problemi cardiaci.

Fitte al petto come conseguenza del reflusso gastroesofageo

Ci sono anche i dolori al petto tra i sintomi del reflusso gastroesofageo, un disturbo molto fastidioso che manifesta la sua ampia sintomatologia quando la mucosa dell’esofago inizia a infiammarsi a causa della risalita dei succhi gastrici durante la digestione.

Si è portati comunemente ad associare questa patologia ad un disagio dello stomaco ma i bruciori provocati dal reflusso possono partire proprio con fitte al petto perché l’esofago lo attraversa.

Il reflusso sembra interessare maggiormente le donne in perimenopausa e i motivi sono presto chiariti: fra le cause del reflusso ci sono stress prolungato, aumento di peso, ansia, tutti disagi che possono essere molto comuni in menopausa.

Oltre ciò, recenti studi sembrano confermare il legame tra ormoni e reflusso considerando che la diminuzione della massa muscolare va ad incidere anche sulla capacità della valvola gastro-esofagea di garantire la tenuta, cioè di impedire la risalita di cibo e succhi gastrici irritanti lungo l’esofago.

Oltre a questi dolori al petto si associano anche altri sintomi tipici:

  • Sensazione di bruciore allo stomaco che si può estendere fino alla base del collo. Generalmente questo disturbo peggiora dopo mangiato, dopo lo sport, durante la notte;
  • Rigurgito di materiale acido o amaro che può essere associato o no ad aerofagia
  • Deglutizione dolorosa
  • Nei casi più gravi si possono notare tracce di sangue nel rigurgito o dopo un colpo di tosse
  • Tosse secca e persistente associata a raucedine simile ad asma

 

Nelle forme lievi, il reflusso gastroesofageo non richiede l’assunzione di farmaci ma si tiene sotto controllo con una corretta alimentazione, utile anche per combattere il gonfiore addominale tipico della menopausa.

Cibi da evitare in caso di reflusso gastroesofageo

  • Generalmente tutti i cibi particolarmente acidi come pomodori, peperoni, agrumi, cipolle, aglio, menta, cioccolato, caffè, tè
  • Acqua gassata e bibite gassate in generale
  • Fritti
  • Cibi piccanti o speziati, salse in genere
  • Insaccati
  • Dolci specialmente i farciti (con panna, latte, burro, etc)
  • Cibi ricchi di grassi
  • chewing-gum perché masticandoli sovra-stimoli la produzione degli enzimi digestivi

Cibi da limitare in caso di reflusso gastroesofageo

  • frutta con un unico seme all’interno (ciliegie, pesche, albicocche)
  • alcuni tipi di verdure (broccoli e cavoli)
  • legumi
  • carni rosse

Stile di vita per ridurre l’impatto del reflusso gastroesofageo

  • Evita pasti troppo abbondanti (meglio uno spuntino se hai fame)
  • Mangia lentamente e mastica bene
  • Controlla ilpeso corporeo e non fumare
  • Fai sport in orari adeguati (no vicino ai pasti, no la sera tardi)
  • Dopo mangiato fai una passeggiata: evita di sederti subito o di stenderti sul divano o sul letto
  • Evitare vestiti stringano in vita
  • Scegli un cuscino più alto per dormire o riposare. La posizione supina peggiora il reflusso.

Perimenopausa e fitte al petto: quando è colpa dell’ernia iatale

L’ernia iatale è un disturbo molto diffuso: interessa 6 persone su 10 ma molte non lo sanno (dati Fondazione Veronesi). Ad essere colpite maggiormente sono le donne di più di 50 anni e, in generale, gli obesi.

L’ernia iatale è definita quando una porzione di stomaco si insinua e passa da un forellino nel diaframma (chiamato iato, da qui la definizione “iatale”), finendo al di sopra dello stesso, in una posizione non normale.

Molto spesso è una patologia asintomatica per cui tante persone non si accorgeranno mai, nella vita, di avere un’ernia iatale. In alcuni casi però difficoltà digestive e dolori al petto spingono a fare degli approfondimenti medici (spesso cardiologici) che possono svelare questa patologia perlopiù non grave.

Tra i sintomi-spia dell’ernia iatale, che spesso si associa a difficoltà digestive e al reflusso gastroesofageo (di cui abbiamo parlato sopra), ci sono proprio i dolori al petto e le fitte al torace. Sintomi molto simili a quelli di una crisi cardiaca ma dovuti, in questo caso, al fatto che la porzione di stomaco che sporge dal diaframma, si protende verso la cassa toracica e dà dolore proprio all’altezza del cuore. Se si aggiunge a ciò il fatto che spesso si associano tachicardia notturna e ernia iatale per un fatto essenzialmente psicologico (si sente dolore dietro lo sterno, la paura di un infarto monta e la frequenza cardiaca sale), la paranoia è dietro l’angolo.

Quando l’ernia è di piccole dimensioni puoi alleviarne i sintomi seguendo alcuni accorgimenti a tavola, gli stessi da mettere in pratica per tenere sotto controllo il reflusso gastroesofageo. Mentre se l’ernia iatale si manifesta con una sintomatologia più grave e persistente, puoi farti seguire dal medico che ti indirizzerà verso una terapia adeguata.

Perimenopausa e fitte al petto come manifestazione di ansia

In perimenopausa  talvolta, si può soffrire per qualche episodio di ansia: una sensazione di inadeguatezza, nella quale non si riesce a trovare una soluzione e la mente si arrovella su se stessa, generando senso di oppressione, fiato corto, sensazione di prigionia, incapacità di concentrazione.

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Le cause possono essere tra le più disparate, ma certamente una donna alle prese con i disturbi della perimenopausa, tra i quali l’insonnia e l’umore ballerino, potrebbe soffrirne con più frequenza.

Tra le manifestazioni correlate all’ansia ci possono essere  le fitte al petto, a volte accompagnate  da palpitazioni, sudorazione improvvisa, difficoltà respiratorie, mal di testa, disturbi intestinali, nausea, difficoltà di concentrazione e disturbi della memoria ed  insonnia..

Se non avverti l’ansia in maniera così severa da compromettere la qualità della tua vita (in questo caso devi chiedere al medico se non sia necessario l’intervento di uno psicoterapeuta), puoi cercare di tenere a bada le tue emozioni praticando attività rilassanti come lo yoga oppure la mindfulness, una tecnica di meditazione basata principalmente sulla respirazione.

Queste discipline possono essere utili, in generale, anche per aiutarti a gestire i disturbi della menopausa senza farmaci.

Perimenopausa e fitte al petto: hai pensato ad una leggera disidratazione?

La giusta idratazione è fondamentale da 0 a 99 anni, ma in questa fase lo è in modo particolare perché in menopausa il fabbisogno di acqua aumenta.

La ridotta produzione di estrogeni e progesterone determina, infatti, un maggior rischio di ipertensione e predispone maggiormente a gonfiore e ristagno dei liquidi.

Bere almeno due litri di acqua al giorno ti aiuta, inoltre, a controllare la stipsi, un corollario piuttosto frequente della menopausa, e a tenere sotto controllo le vampate di calore e le sudorazioni notturne. L’acqua, infine, è anche un’alleata della tua bellezza in menopausa, quando la pelle tende a diventare più secca.

Anche i dolori al torace possono essere un segnale di lieve disidratazione.

Per questo, assicurati di bere abbastanza e aiutati con alcuni piccoli accorgimenti:

  • non aspettare di sentire lo stimolo della sete: bevi poco e spesso
  • tieni abitualmente qualche bottiglia d’acqua in giro per casa (e in macchina)
  • infila sempre una bottiglietta d’acqua in borsa
  • prova con le tisane: potrebbero rappresentare un modo gradevole per assicurare al tuo organismo la giusta idratazione.

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