Sindrome del colon irritabile: è vero che peggiora con la menopausa?

27 Dicembre 2018
ALIMENTAZIONE
mal di pancia per colon irritabile

Il corpo umano è una macchina nella quale, ad ogni cambiamento, corrispondono altre modificazioni correlate. Così è anche per l’intestino che potrebbe subire il contraccolpo della menopausa manifestando la “sua” voce con il peggioramento o la comparsa di alcune problematiche assai comuni e il miglioramento di altre.

Gonfiore, pesantezza, stitichezza. Quanto detesti queste tre parole? E per di più, da quando sei in menopausa sembra che anche il tuo intestino si sia ribellato allo sconvolgimento di ormoni che ha accompagnato questi ultimi anni, dalla premenopausa in poi. Così anche la sindrome del colon irritabile, verrebbe da pensare che con l’arrivo della menopausa, potrebbe subire peggioramenti. Ma è davvero così?

Perché l’intestino risente della menopausa

Tutte le difficoltà che insorgono a livello intestinale possono essere correlate al cambiamento ormonale e al crollo del livello di estrogeni: le secrezioni delle ghiandole salivali, quelle della parete gastrica e dell’intero tratto intestinale, infatti, riducono sensibilmente la loro capacità di lavoro e dunque producono meno secreto. Questo si traduce in una maggiore difficoltà digestiva e in alcuni tipici fastidi.

Ecco spiegata la sensazione di bocca secca che rende difficile – a volte – persino parlare, o il meteorismo, ovvero il gonfiore causato da gas (risultato di un processo di fermentazione del cibo eccessivo) che ti fa sentire con la pancia “a tamburo” e ti provoca crampi e fastidi.

Sindrome del colon irritabile: cos’è e sintomi

Parlando di disagi intestinali non possiamo non citare la sindrome del colon irritabile, chiamata anche colite. Si tratta di un disturbo molto comune, che colpisce soprattutto le donne dopo i 35 anni.

I sintomi della sindrome del colon irritabile sono crampi, dolore addominale, stipsi alternata a diarrea, pancia gonfia, meteorismo, malessere generalizzato che si attenua con l’evacuazione.

Durante la vita fertile i dolori legati alla colite compaiono maggiormente, o si accentuano, in relazione al ciclo mestruale.

Ma cosa accade in menopausa?

La menopausa migliora la sindrome da colon irritabile, ma resta il gonfiore

Ebbene sì, è una delle buone notizie che arrivano con la scomparsa del ciclo mestruale: quando la vita fertile termina, anche i dolori di pancia e i gonfiori legati alla colite si attenuano gradualmente. I motivi non sono del tutto chiari alla medicina, così come non sono totalmente note le cause della sindrome del colon irritabile.

La menopausa ti gonfia?

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Quello che è certo dalle ricerche è che le donne in trattamento per questa sindrome, vedono i sintomi migliorare sensibilmente superati i 50 anni.

Una serie di disturbi, però, restano, anche se cambiano origine. Non si attenuano i gonfiori addominali che sono tipici della menopausa: in parte legati a un aumento della massa grassa localizzata, in parte a un gonfiore generalizzato causato da ritenzione idrica e ridotta capacità digestiva.

Gonfiori addominali in menopausa: come curarli

Accertato che non c’è nulla di patologico all’origine dei tuoi disagi intestinali e ai tuoi problemi di digestione (per questo una visita medica può essere opportuna, specialmente in presenza di una sintomatologia importante), devi passare all’azione e prenderti cura del tuo malessere cercando di mettere in pratica una serie di buone regole che passano innanzitutto per la tavola.

Ecco 5 buone regole che puoi mettere in pratica da subito per alleviare i tuoi disturbi:

1.    Mantieni una buona idratazione

Innanzitutto è fondamentale bere una sufficiente quantità di acqua che ti consenta di garantire al tuo apparato gastrointestinale la necessaria liquidità per digerire al meglio i cibi. Con gli anni si attenua anche lo stimolo della sete, quindi dovrai ricordarti da sola di bere ogni tanto, in modo da consumare almeno 2 litri d’acqua al giorno. Procurati una bottiglia riutilizzabile e usala per misurare l’acqua che bevi.

2.    Assumi fibre specialmente in presenza di stipsi

Se il gonfiore addominale causa diarrea allora riduci l’assunzione di verdure fibrose per qualche giorno (e chiedi consiglio al medico!). Se invece è la stipsi il tuo problema (come avviene frequentemente in menopausa) puoi dare libero sfogo alle ricette a base di verdure: saranno un ottimo aiuto per il transito intestinale e ti aiuteranno a mantenere le feci morbide.

3.    Riduci zuccheri e alimenti che fermentano (Fodmap)

Il tuo gonfiore addominale, causato dalla fermentazione, aumenta in presenza di alimenti che producono più gas di altri. Tra questi alimenti ci sono (ahinoi!) gli zuccheri e gli alimenti che contengono fruttosio. Tra questi ciliegie, mango, pesche, frutta in scatola, frutta essiccata, frutta secca e succhi di frutta. Anche i legumi (specialmente fagioli e lenticchie), i broccoli, i cavoli, generano molti gas nel processo digestivo quindi andrebbero consumati con moderazione. Il lattosio è un altro alimento che “gonfia” insieme ai derivati del latte: quindi sarebbe meglio evitare latte vaccino, gelati, creme e yogurt.

4.    No-stress! Stai lontana da tensioni, ansia, affaticamento eccessivo

Lo stress aumenta sensibilmente i disagi intestinali, di tutti i generi. È importante quindi, se soffri di disturbi digestivi o del tratto intestinale, che ti abitui a mantenere la calma o, quantomeno, impari a scaricare lo stress. In questo senso, attività come lo yoga, la meditazione, la mindfulness, ma anche la semplice attività fisica, aiutano molto a ritrovare l’equilibrio psicofisico.

5.    Se non passa, indaga sulla celiachia

Difficilmente, a 50 anni, scoprirai una intolleranza della quale non ti sei mai accorta. Tuttavia nulla è da escludere. La celiachia, ovvero l’intolleranza al glutine, presenta spesso gli stessi sintomi che abbiamo descritto: gonfiore, difficoltà digestive, diarrea, meteorismo, malessere. Potrebbe acuirsi anche con l’età, per questo se hai modificato la dieta e lo stile di vita e non dovessi notare miglioramenti, rivolgiti al tuo medico e confrontati sulla possibilità di eseguire dei controlli sulle intolleranze alimentari.

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