Soia sì, soia no. In menopausa è giusto assumerne?

mangiare soia in menopausa

L’alimentazione in menopausa è uno degli argomenti che interessa di più le donne che si avvicinano a questo momento della vita. La soia può davvero aiutare?

Un corretto stile di vita a tavola contribuisce efficacemente ad aumentare il benessere generale ma anche a ridurre i fastidiosi disagi associati  alla menopausa.

Uno dei dibattiti più accesi in questi anni riguarda il consumo di soia che secondo alcuni costituirebbe un valido aiuto per alleviare la portata di vampate, insonnia e irritabilità, secondo altri, invece, sarebbe un alimento da evitare, proprio per il suo potenziale di pianta medicinale, naturalmente contenente fitoestrogeni.

Cerchiamo di fare chiarezza.

Soia: cos’è e cosa contiene

La soia è un legume, una specie di fagiolo verde che contiene proteine (circa il 35%) e aminoacidi, fibre  e ancora carboidrati e grassi. Oltre questi elementi di base il vegetale contiene anche sali minerali, calcio, fosforo e potassio. 100 grammi di fagioli di soia crudi contengono circa 445 calorie.

La tradizione lega la coltivazione e il consumo (nonché l’origine) di questo particolare legume al mondo asiatico, dov’è consumato in grandi quantità e in varie forme. Proprio per questo motivo gli studi sulla relazione della soia con i disturbi più comuni della menopausa si sono moltiplicati: stando alle statistiche epidemiologiche, infatti, le donne asiatiche manifestano un’incidenza minore di problemi legati al climaterio.

A tavola si possono gustare fagioli di soia (edamame) interi, cotti al vapore e salati, soia in germogli che solitamente si consuma in insalata, una bevanda di soia impropriamente definita “latte” che costituisce una valida alternativa per gli intolleranti o gli allergici a caseina e lattosio oppure nell’alimentazione vegana e vegetariana con la quale si realizzano anche yogurt o gelato. Oltre questi alimenti, sono costituiti da soia il tofu, una specie di formaggio bianco (che non contiene latte, però), il miso una salsa vegetale nella quale troviamo anche riso, grano e aromi, fino alla oggi celebre salsa di soia un condimento sapido composto da soia fermentata (insieme a grano, acqua e sale) utilizzato anche nelle cucine degli chef stellati.

Soia in menopausa: fa male?

Gli studi epidemiologici sulla menopausa e sulle popolazioni asiatiche, notoriamente tra le maggiori consumatrici di soia in tutte le forme, hanno evidenziato che effettivamente in questa zona del mondo è minore l’incidenza di disturbi tipici del periodo perimenopausale. Oltre ciò sembra statisticamente minore il numero di donne che dichiara problemi legati all’osteoporosi, al colesterolo e la rilevanza delle malattie cardiovascolari.

Vero è che queste evidenze non sono direttamente riconducibili al consumo intenso di soia ma il lavoro scientifico che si sta facendo è cercare di verificarne la connessione.

La ricerca clinica – ad oggi – non ha ancora confermato l’efficacia della soia nel trattamento dei disturbi della menopausa: la minor incidenza di disturbi nelle donne asiatiche potrebbe essere dovuta a un’azione simil-terapeutica del legume se consumato durante l’intero arco della vita; un vantaggio che integratori o alimenti assunti solo a partire dai 50 anni (l’età nella quale solitamente questi disturbi iniziano a manifestarsi) non sembrano in grado di garantire.

Quanto all’assunzione generica di soia, non sembra ci siano evidenze che la definiscono come “dannosa”; tuttavia resta un alimento controverso perché il suo contenuto di fitoestrogeni lo rende un alimento da consumare con cautela, soprattutto in alcune fasi della vita: in gravidanza – ad esempio – oppure in tenerà età quando proprio queste sostanze potrebbero interferire con il normale sviluppo sessuale del feto e del bambino.

Anche nel caso di tumore al seno sembra essere sconsigliato ormai dagli oncologi il consumo di alimenti che contengono questo genere di principi, perché potrebbero stimolare la crescita delle cellule cancerose.

Soia in menopausa, la fondazione Veronesi boccia l’assunzione terapeutica

I cosiddetti “ormoni vegetali” ovvero gli isoflavoni di soia sono il principio attivo della maggior parte degli integratori per il trattamento dei disturbi della menopausa ma la domanda sulla loro efficacia terapeutica ha una risposta scientifica decisa.

La fornisce la Fondazione Veronesi attraverso l’analsi di uno studio americano condotto su 248 donne in menopausa da meno di 5 anni alle quali sono stati somministrati isoflavoni di soia oppure pillole placebo per lungo tempo: “Uno studio più che benemerito – ha dichiarato la ginecologa Rossella Nappi, membro del Comitato internazionale della Società Italiana per la Menopausa, che spiega come questo lavoro scientifico fornisca i dati per – sostenere quanto andiamo dicendo da tempo, cioè che a lungo termine non sono una soluzione ai problemi delle donne”.

Più efficace è il consumo di alimenti a base di soia, dichiara più avanti la dottoressa Nappi, durante tutto il corso della vita, come accade nelle popolazioni asiatiche.

L’alternativa non estrogenica né fitoestrogenica ai disturbi della menopausa c’è

L’estratto a base di citoplasma pollinico purificato e specifico o PSCP (acronimo di Purified and Specific Cytoplasm of Pollen), rappresenta un’alternativa non estrogenica e non fitoestrogenica per ridurre intensità e frequenza dei disturbi della menopausa utile per tutte le donne che non possono o non vogliono assumere ormoni.

Stiamo parlando di Femal, un integratore naturale ed efficace senza effetti spiacevoli che viene usato dalle donne, in tutto il mondo, già da oltre 18 anni. Oggi 1 milione di donne utilizza Femal e si dichiara soddisfatta della sua efficacia sui più importanti e frequenti disturbi della fase iniziale della menopausa: insonnia, sudorazioni notturne, vampate di calore, irritabilità, senso di stanchezza.

Femal è  un estratto di polline citoplasmatico  purificato estratto da diverse piante: Secale Cereale, Dactylis glomerata, Pinus silvestris e Zea mays. Non è dunque polline prodotto da api, ma un estratto vegetale da agricoltura sostenibile che non usa pesticidi per garantire il massimo della salubrità.

“E’ un estratto di polline e polline e pistillo, uniti a vitamina E – scrive la ginecologa Alessandra Graziottin – usatissimo nell’Europa del Nord. E’ un prodotto documentatamente efficace, grazie agli studi rigorosi pubblicati su riviste scientifiche molto autorevoli. I principi attivi vengono estratti togliendo la parte esterna del granello di polline, la buccia per capirci, che è responsabile delle allergie da polline e quindi il prodotto è innocuo anche da questo punto di vista. Inoltre non contiene fitoestrogeni. […] Con stili di vita sani e con questo binomio la qualità della vita migliora nettamente, e in piena sicurezza!”.

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I medici e i professionisti che hanno contribuito alla realizzazione e alla validazione scientifica dei nostri contenuti.
Medico chirurgo, specializzato in ostetricia e ginecologia

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano

Dottore in scienze motorie

PhD, docente presso Università degli Studi di Bergamo

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